giovedì 1 gennaio 2009

Nove giorni

Primo giorno:

L’ho salutata
nel primo mattino,
guardandola negli occhi,
tremando e piangendo
lacrime invisibili
e ora…

Comincia il mio viaggio
per tornare a casa,
un viaggio che mi porterà
lontano da lei, dal suo sguardo
lontano da tutto ciò che
a lei mi lega e lontano dalla sua casa,
dalla sua voce.

Dio, non voglio andarmene
solo per il fatto
che lei rimane
ed io sto già soffrendo
pensando a questo.

Ora parto,
vado lontano e per giorni
non la vedrò ma non importa, vado,
la sofferenza della sua lontananza
di più me la farà
entrare nel cuore.

Per ora so solo
che la amo
ma non gliel’ho ancora detto.


Secondo giorno:

Sorge la nuova alba,
e la guardo con gli occhi
di chi non ha sonno.

La penso, è solo un giorno
che siamo lontani,
la penso mentre giro
per le strade di Genova
e guardo quelle strade deserte
con gli occhi di chi
cerca disperatamente qualcuno
e che non riesce a trovarlo.

La cerco disilludendomi,
ma so che non la troverò
perché lei è lontana
e chissà cosa sta facendo
adesso, mentre io scrivo.

Scrivo che la amo,
scrivo che mi manca,
scrivo di quanto adesso
che mi è lontana
la desideri.


Terzo giorno:

Ed è venuto
anche questo nuovo giorno,
implacabile è venuto a svegliarmi,
dolorosa la sua luce
ai miei occhi sofferenti
per il pianto che vorrei versare
ma al quale non cedo.

Questo nuovo giorno
mi illumina come il precedente
mi fa impazzire,
è un giorno in più
che mi allontana da lei,
è un giorno in più
che mi avvicina a lei.

Continuo a pensarla, disperatamente
ma non la cerco,
so di non trovarla.
Ma stanotte è venuta lei
a cercarmi
nel mio sogno.

Scrivo di lei, ancora
e penso alla distanza
che mi separa
dal suo sguardo.

Non c’è altro da dire
se non che
la amo!


Quarto giorno:

Oggi è un altro giorno,
nuovo, lento come il precedente,
con le sue nuove sorprese,
con i suoi mille respiri,
ma che mi tiene lontano
dal mio amore.

Affronto questo nuovo giorno,
questa domenica soleggiata
con occhi tristi,
non la vedo,
non vedo il suo sorriso,
non sento la sua voce
e soprattutto
non mi sento sprofondare
nell’azzurro intenso
dei suoi occhi.

Mi manca questo senso
di smarrimento, di stordimento,
di caduta che provavo
quando la guardavo negli occhi.

Attendo la fine anche
di questo giorno,
con le tenebre che
caleranno sui miei occhi
per darmi il sonno
e farmi sognare lei.

Attendo la fine anche
di questo giorno,
perché a ogni giorno che muore
si riduce la distanza
fra me e lei.


Quinto giorno:

E’ il quinto sole che sorge
inesorabile su di me
e sui miei pensieri
che prontamente scrivo
su un block notes.

Scrivo il suo nome,
scrivo Lisa
che forse adesso
anche lei è illuminata
da questo insidioso sole
che sveglia me
ma sveglia anche lei.

E il tempo,
inesorabile come il sole,
passa davanti ai miei occhi
accompagnando l’immagine
della mia amata.
Si bloccano nella testa
i miei pensieri,
si blocca sulle mie labbra
il ti amo che vorrei dire.

Alzerò il telefono,
comporrò il suo numero
e così la chiamerò…
…no, non lo farò,
la chiamerei ma per dirle cosa?
Ti amo è una frase
troppo personale,
va detta guardando negli occhi
l’amata,
ma forse sì, la chiamerò
solo per sentire la sua voce
o forse no.

Il sole sorge
e porta nuove indecisioni
e quando tramonta
porta nuovi sogni…
…lei.


Sesto giorno:

E nel sesto giorno
la pioggia cade su di me
come lacrima
e finisce nei miei occhi,
mentre cammino,
bagnando il mio dolore
e i miei pensieri.

Pioggia,
una variazione
nell’oscurità di questo cielo.
Pioggia
ed è una leggera variazione
nella mia anima
che nel dolore
piange di essa.

Ed è un altro giorno
che passa e se ne andrà
mentre io sono lontano
da lei.

Lisa,
ed è un mio grido disperato
che alzo verso il cielo,
che lancio verso
la pallida luna
usando come balestra
la potenza del mio amore.

Ed è una sesta luna
che guardo negli occhi
mentre penso che anche lei
in questo momento
la stia guardando
e tramite la sua lucente fascia
spero che le arrivi il mio riflesso
in modo che,
di quando in quando, mi pensi.


Settimo giorno:

Ed è un altro giorno,
il cielo mi si schiarisce
e la luce ritorna,
o perlomeno cominciano
a fare così.

Dopodomani parto
e così finalmente la rivedrò.
La amo, è mia
o così vorrei che lei fosse,
la amo follemente
ma adesso io sono qui
lontano da lei,
più di quattrocento chilometri
ancora mi dividono
da lei.

Mi basta il pensiero
e lei è con me,
è già nel mio cuore
e mi basta richiamarla agli occhi
perché lei, e tutto quello
che lei rappresenta per me,
si materializzi al mio fianco
o di fronte a me.

E’ un gioco che ho imparato
per non sentirla troppo lontana,
ma non mi basta,
non mi serve la sua visione,
mi serve lei.


Ottavo giorno:

Sono qui,
seduto con i miei pensieri
che galleggiano nell’aria
come polline di fiore
portato dal vento.

Il mio pensiero va a domani
o meglio va al momento
in cui la rincontrerò,
o almeno spero.

Non vi sono altri pensieri
nella mia mente che lei;
la mia stessa ombra
cerca di scappare da me
per raggiungerla,
è impaziente anche lei.

Il mio desiderio di lei
è così grande
che la mia anima
è già al suo fianco,
che il mio cuore
sta già correndo da lei.

Ma io aspetto domani,
io attendo perché la amo,
io attendo perché la rivedrò.


Ultimo giorno:

Parto,
ora nell’ultimo giorno,
nelle luci del mattino,
con il giorno che mi attende,
con la speranza di vederla.

Chiedo al sole
che splende sulla mia persona
un segno della mia speranza
che si riflette sull’amore
che provo per lei.

Parto, stesso viaggio
delle volte precedenti,
nuove speranze d’incontrarla
e di parlarle.

Ultimo giorno,
non c’è molto da dire,
m’attende un lungo viaggio
per tornare da lei,
ultimo giorno
e l’unica cosa da dire è:
Lisa ti amo.

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